Lo schiaffo d'Anagni

Lordino

Dalla prima pagina del Gazzettino Di Anagni, 6 Giugno 1980:

Collant Collant! Lo schiaffo d’Anagni

Di Carol Capra

“Trovata pubblicitaria di pessimo gusto o possessione demoniaca da parte di un irriverente spiritello canterino? Semplice bravata fuori copione o un allarmante segnale di disagio preadolescenziale? Non sarà forse compito nostro dare risposte plausibili a quanto verificatosi ieri sera in Piazza Jolanda, Anagni, durante le selezioni regionali della XXIa edizione dello Zecchino d’Oro, di sicuro sarà cura delle autorità competenti, della stessa direzione della famosa Kermesse nazionale e degli attoniti familiari del piccolo ‘protagonista’ accertare le dovute responsabilità per una così sconvolgente manifestazione di […]”

Arte?
♫ Cooooooolllant Colaaaaaaaaaaaannnnt…♪

Vi avevo già detto che quando avevo sette anni mia madre mi portò alle selezioni regionali dello Zecchino d’oro? E che ero vestito come Paolino Paperino ma senza berretto?
E che ero terrorizzato dall’Incredibile Hulk più di ogni altra cosa (mmmm…forse pari con Sgrunt!) ?
Bene bene bene, ecco allora come andarono i fatti …
Partimmo da Roma subito dopo pranzo, il tempo di caricare nell’Alfa Sud arancione il borsone termico e la nonna Eugenia, chiamata da alcuni cuginetti siciliani Scirocco perchè era sempre di cattivo umore e sbuffava, sbuffava, sbuffava aria calda e puzzolente molto più dell’Alfa Sud (andava a gas…l’Alfa!). Non stavamo partendo per uno dei soliti interminabili giù e su tra la capitale e la nostra Messina, anche se le provviste e le cassette di Mina, Carosone e Jannacci erano le stesse; eravamo diretti ad Anagni, nome che non mi riusciva di pronunciare bene (Agnaggni, dicevo). La novità era Nonna Scirocco (detta anche Sgrunt!) seduta dietro ed il mio abbigliamento insolito e alquanto scomodo.
A nonna Eugenia (era “salita” a Roma per vedere il Papa e suo figlio…cioè…mio padre, insomma avete capito) dava fastidio la musica del mangianastri Grounding nascosto sotto il sedile di mia madre, “Musica d’Inferno” la chiamava (specialmente Mina); a me dava fastidio nonna Eugenia perchè non mi lasciava aprire la borsa termica messa tra lei e me, quando avvicinavo la mano alla cerniera mi dava tremendi pizzicotti sulle gambe, mi tirava le sopracciglia se insistevo e non diceva niente. Nemmeno i miei dicevano cose, papà guidava e mia madre guardava dritto perchè se leggeva vomitava tutto. Allora io pure stavo zitto, mi giravo col broncio verso il finestrino, era assurdo non poter infilare le mani nella borsa, a che serviva tutto quel ben di Dio?, seguivo le macchine in autostrada fin quando non scomparivano e facevo finta di essere in Formula Uno o di incenerirle. Ogni tanto mi arrivava un pizzicotto nel fianco ed uno Sgrunt!, così, senza motivo, Ahiiiiii!!! urlavo ma niente, davanti Jannacci cantava Venganchiiiiiiio! e fuori nemmeno un sorpasso (ma tantissime lingue di fuoco!!!).
Giunti in quella città lì mio padre disse che voleva fare un giro a piedi per vedere il centro storico di Ana…ggnnn…grrrrr!, dopo ci avrebbe raggiunti in piazza; ricordo che disse anche di stare lontani dalla “folla” e sentire quel termine mi allertò. Andò invece via con l’Alfa Sud arancione, i suoi baffoni e basettoni neri alla Lando Buzzanca ed il sigaro tra le labbra. Mia madre disse qualcosa a proposito del sigaro e dell’impianto a gas dell’Alfa, ma io lo sapevo che non esplodeva con papà dentro.
Non mi piaceva rimanere con mamma e Sgrunt!, anch’io volevo vedere il centro storico di Ana…della città, mi sarei potuto sedere davanti, accidenti!, mettere la cassetta di Carosone bella forte e fare il delfino con la testa fuori dal finestrino. Mi permisero, invece, di portare (trascinare) la borsa per un po’, ma pesava mille chili e per vendicarmi dei pizzicotti in macchina la lasciai cadere sui piedi di nonna Scirocco. S’infuriò come una persona giovane, cercò di prendermi ma era vecchia in verità e molto lenta ed io ora ero Superkid, e veloce come un fulmine, le girai attorno tipo tornado, sbeffeggiandola (Maledetta Hulka! Maledetta Hulka! ricordo di averle urlato contro) e lanciando fulmini e tempeste di sabbia fino a quando mia madre non mi ordinò di smetterla coi superpoteri. Poi si misero a parlare in dialetto siciliano stretto, veloce, con molti gesti e a voce così alta che appena arrivammo in piazza si voltarono tutti a guardarci.
Tornarono entrambe zitte e la borsa la portò mia madre. Era forte mamma!
Nella piazza Jolanda (Jolanda come Juventus pensai) c’erano tante persone sedute su delle sedie tipo spiaggia ma senza spiaggia, musica forte e pochi bambini tutti vestiti come scemi, come me. Trovammo quattro posti nelle prime file e due bambine apparvero sul palco ed incominciarono a cantare, prima l’una e poi l’altra. Lanciai loro dei super raggi stordenti ma non caddero giù.
La canzone parlava di un uccellino che non voleva mangiare le mollichine del dottore…e faceva bene, mica scemo l’uccellino!
Nonna Eugenia guardava le bambine che si dondolavano davanti al microfono tenendosi per mano, scuoteva la testa e non le andava bene proprio niente. Però, dopo la parlata in dialetto con mia ma- dre, mi lasciò tranquillamente frugare dentro la borsa termica; tirai fuori un pinguino mix al cioccolato fondente e caramello, un ghiac-ciolo alla coca-cola, e presi dell’aranciata zuccherata dal termos. Pure i bicchieri di vetro c’erano! Mio padre non era ancora arrivato e mia madre fumava le Muratti lasciando il rossetto rosso sul filtro. La borsa occupava il posto riservato a mio padre. Dalla tasca ester-na afferrai l’astuccio blu delle BigBabol gusto fragola, ne scartai due ed iniziai a ruminare verso mia nonna, non potevo fare palloni però, i gancetti dell’apparecchio correttivo si sarebbero staccati imme-diatamente.
La gente attorno sembrava divertirsi, battevano le mani (pure nonna Sgrunt! pure nonna Sgrunt! giuro che l’ho vista battere le mani!!!), qualcuno fischiava, molti mangiavano pane e carne e sorridevano. Se quella era una “folla” non c’era di che preoccuparsi.
Stava facendo buio ed io sentivo freddo alle ginocchia scoperte. Mi tirai su fin dove fu possibile i calzoncini bianchi traforati, sentii i piedi muoversi stretti dentro i sandali ed una cozzata improvvisa da parte di mia nonna, Ssssskiop, dritta sul collo, così forte che il blob che avevo in bocca mi volò via con ancora il meglio del succo.
«Ahiiiiimachehoffattooooo????», volevo raccogliere la cicca da terra per rimangiarla ma un lungo applauso, mia madre che mi afferrò per una mano facendomi alzare di botto e l’assenza della musica mi fecero intuire che la situazione stava volgendo al brutto.
Toccava a me salire sul palco e cantare…e allora salgo sul palco e canto ok, adesso sì intimidito da quel concetto di “folla” ancora vago e i calzini nuovamente scesi alle caviglie.
Prima di abbandonarmi ad un tizio in giacca e cravatta che le guarda le gambe nude fuori la gonna, mia madre mi sistema il colletto della giacca alla marinara, dandomi anche uno strattone per farmi stare dritto, i capelli li tira verso le orecchie e poi mi bacia sulla fronte senza accorgersi dei calzini e di quello che continuava a guardarle le gambe senza calze. La guardo andare via (siamo alle spalle del palco, vicino a delle scale) e il tizio elegante mi fa: «Che canzone canti?», come se stesse parlando ad un cane ammaestrato. Sento di odiarlo, di un odio puro, geloso, di sangue! Non ho nem-meno il tempo di attivare i superpoteri che qualcuno mi spinge alle spalle verso il primo gradino, metto un piede sul secondo e capisco che se oppongo resistenza faccio un’entrata a faccia in giù e mi rompo di nuovo i denti davanti, come accadde sullo scivolo di Villa Borghese, ma stavolta non rinascono e mi resta la finestra a vita.
A spingermi vigliaccamente è una suora vestita di marrone che subito dice «FACCIAMO UN BELL’APPLAUSO AL PICCOLO DANIELINO!», ma lo dice senza microfono e non la sente nessuno la scema. Poi ripete la frase al microfono rimasto troppo basso, si china su di esso ed è il male, la puzza, l’orto secco dove crescono i vermi e una spia di nonna Sgrunt! è! A questo pensiero mi verrebbe di darle un gran calcione sul sedere e farle sbattere il muso contro il microfono…guardo avanti invece, tutti a battere le mani come le foche del circo Palmiri, tutti tranne Sgrunt! ed io piango allora…
La suora si avvicina, mi mette una mano sulla spalla e puzza di vestiti appena tirati fuori da cassettoni di legno. Mi rincuora strin-gendomi le spalle nelle sue mani ossute e chiamando ancora ap-plausi; il pubblico risponde e applaude più forte, mia madre fa cen-no come di andare, non so dove, magari vuole solo incitarmi a can-tare, forse dovrei scappare ma dietro, sulle scale, c’è il tizio ele-gante di prima che non mi lascerebbe scendere ed io lo odio, lo odio, lo odio!!!
Zzzzzac!
Parte una musica che ricordo ancora bene, molto mielosa, anni set-tanta (‘78…), diversa da tutte quelle marcette che si erano finora susseguite, una magia adulta. La folla inizia a ritmare con le mani ma mio padre ancora non c’è, non possiamo iniziare senza di lui…faccio segno di non gradire quel loro battere le mani fuori tempo (o forse penso di farlo…), mi sento un imperatore che sta per volgere il pollice verso terra, sono il piccolo Nerone, quello che bruciava tutti quanti i bambini che non erano Gesù ma papà dove caspita s’è ficcato?
Mi avvicino al microfono, un’occhiata alla sorella alle spalle e l’altra alla borsa termica tra mamma e nonna:
♫ COLLAAAAAANT COLLAAAAAAAAANT OOOOOHHHH !!! La mia vocina stridula cerca di farsi donna strana, un’imitazione mal riuscita della mal riuscita Amanda Lear, ma continuo a cre-derci e quindi canto…♪ COLLAAAAAAAAAAANT COLLANTTTTT… L’ODORE DEL TEMPO TRA I TUOIIIIIIII COLLLANT… AHHHHH SÍ…CHE COOOOOLA DENTRO DIMMEEEEEE e mi viene anche di ballare perchè sono una troia, una puttana, zoccola battona del cazzo, prostituta, cagna in calore e …sono tutte quelle parole che ancora mi suonano strane ma che le dice sempre mio papà, anche a Sgrunt e a mia madre le dice quando gli girano i cinque minuti a lui.
La gente è stupita, qualcuno si alza e viene sotto il palco per vedere meglio un marmocchietto in giacca alla marinara, bermuda azzurri e calzettoni traforati con sandali neri (quelli con gli occhi storti) che si dimena sul palco delle selezioni regionali del XXI° Zecchino d’Oro…la suora in marrone fa un passo e sbianca tutta e sembra uno strano dolce, ripieno di cacca e pistacchi…io continuo sempre più convinto ed effemminato, mi accarezzo le piccole coscette sco-perte, mi porto la mano sulle labbra e baciandomi l’indice con inconscia provocazione tiro il capo all’indietro come avessi lunga chioma bionda (Raffaella Carrà sono!!!) e, mentre mando alla suora un bacio con il dito ricurvo tra le labbra, sovrasto la musica con un languido COLLAAAAAAAAANT COLLAAAAANTTTTT…OH COME STELE (credo volessi dire Stelle sempre con la voce atona della Lear) NEL CIIIIIELO SEI…COI TUOIIIII COLLANT…IN ATTESA DI LEVARE IL VELOOOOOOO DALLE MIE VOLLLLIIIEE, SIIIIIIIIII…mi riverso di colpo a terra, rotolo un po’, mi fermo sulla schiena ed alzo il bacino, ho i brividi, le mani sulla patta del bermudino…il pisellino…inarco la schiena, le palpebre che tre-mano e la lingua che cerca particelle d’aria tra la saliva sul mento…tiro giù la cerniera ma non riesco a fare quel che volevo fare poichè mi lanciano addosso la tenda rossa del sipario, come per prendere un gatto selvaggio…non so…io ansimo…continuo a urlare COLLLLLLLAAAANT COLLANTTTT…OH SIIII BRUCI BRUCI DENTRODIMMEEEEEEEEE AHHH, soffoco, tossisco bave e vocali ma riesco ugualmente a toccarmi sotto il telo che si muove assieme a me, e quindi rido e piango spossato, sfinito, ma trovo le forze di uscire la lingua e passarla sul dorso della mano della sorella che casca sul culone e le devono portare dell’acqua per rianimarla.
Nonna Sgrunt! scuote la testa grigia, quella con i ragni dentro, però qualcuno applaude…sento anche urlare BIIIIIIIIIIIISSSSSSS, SEI GRANDE BABYYYY…ANCORA!!! COLLANNNNNT COLLANNNNNT, IUHHHHHHHHHH!!!
E finalmente intravedo mio padre, si è seduto al posto della borsa termica, il sigaro, le basette e i baffi non sono bruciati…sembra contento, anzi lo è…Sei un GRANDE, Figliolo! dice il suo sorriso, eddddiamine che successone, altro che Popov e il ballo della steppa!!!

COLLANT COLLANT
L’ODORE DEL TEMPO TRA I TUOI COLLANT
COLLANT COLLANT
COLI DENTRO DI ME
COLLANT COLLANT
COME STELLE NEL CIELO SEI CON I TUOI COLLANT
COLLANT COLLANT
L’ODORE DEL TEMPO HAI
COLLANT COLLANT
IN ATTESA DI LEVARE IL VELO ALLE MIE VOGLIE
COLLANT COLLANT
BRUCI DENTRO DI ME
COLLANT COLLANT
BRUCI DENTRO DI ME
COLLANT COLLANT
OHHH COLLANT COLLANT

Lordino

3 thoughts on “Lo schiaffo d'Anagni”

  1. Che coraggio, definirsi "scrittore con i coglioni".
    A meno che tu non voglia sottolineare che sei maschio, ma questo si vedeva pure dalla foto!

    Personalmente credo ci voglia coraggio pure solo a definirsi "scrittore"…e lo dice una che vive di scrittura, che adora scrivere, e che senza tippettare sulla tastiera non resiste nemmeno 2 secondi!!!

    Comunque bel blog! Dico sul serio

    "marzouno" ^_^

  2. Mi definisco SCRITTORE perchè so che l’uso delle virgolette sta a significare Citazione in corso… indi, la frase "Sono uno scrittore coi coglioni, sono", non è mia.
    Niente coraggio in riva allo Stretto, non più.

  3. "Sono una scrittrice emergente sono"…ei piacere sono sicula anch’io sono…
    Catanese sono e tu?

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