Anche i fantasmi scappano (dall’Italia).

 

Il fantasma del titolo è/era Ciccio il Marocchino, già protagonista inconsapevole di una storia finita tra le spire della §erpe Nera la scorsa estate.

Era, è… flashback:

http://grazianodelorda.altervista.org/2010/07/03/fantasmi/

 

Un paio di domeniche fa bussano alla porta di casa mia, è Ciccio Marocchino, sorride e mi mostra un dente in meno, ci risiamo – penso io, invece:

“Io basta Messina, basta Italia, basta schifo… è venti anni da solo, caffàri cà? Torno da mia madre in Marocco, qui troppo… brutto, basta Italia!”.

Cerco di sorridere anch’io, sono ancora le dieci e Ciccio è già cotto, racimolo qualcosa dalla cucina, “Certo certo, come no Ciccio, fai bene, basta Italia, scappa via!”, al meglio delle mie possibilità.

Non è la prima volta che Ciccio mi sveglia con una notiziona simile: lo conobbi in procinto di partire per Disneyland a Budapest, poi è stato in Germania per sposare una cugina minorenne, in Inghilterra per un’eredità, a Roma per assassinare il Papa e su Marte una manciata di volte.

“Noooo, grazie, basta…”, allontanando da sè la bottiglia di birra, i cinque euro ma non il panino, “Io adesso torno a casa mia, in aereo, fra due settimane, vero!”.

Tengo i soldi e la bottiglia, il panino burro e miele (La colazione dei campioni) lo ha già azzannato per metà, non gli cala mica… mi richiede la birra, gliela passo assieme ai cinque euro, “tranquillo, poi vengo a salutare prima di partire, prometto! Fa troppo freddo… torno dentro, ma io prima di Marocco ti saluto, non mi credi?”.

Da mesi Ciccio aveva trovato tana in uno schifoso garage abbandonato, proprio accanto alla putìa del vino, mica fesso il Marocchino… tragitto breve casa-lavoro-casa, morte per assideramento garantita, cinque a uno ci lascerà la pellaccia quest’inverno, altro che ritorno in Marocco! – il pensiero non detto.

Ciccio Marocchino scompare.

Qualche giorno fa, durante una sera particolarmente gelida, provo a chiamarlo dalla strada: “Ciccio!? Ciccioooo?! Ouuuuuu!!!”, niente, la saracinesca è abbassata, dalle grate solo buio e un tanfo acre, penso ancora al suo “Basta Italia”, deciso a chiamare i pompieri il giorno dopo.

Un altro week end e dimentico tutto.

Ieri notte incrocio la tipa che una tantum giaceva assieme al Marocchino, un’ex gattara di origini palermitane ormai passata a nuova specie e stabilitasi nel nostro quartiere con i suoi tre lerci cani dalle vesciche lente. La fermo e le chiedo notizie ufficiali di Ciccio:

– Ciccio? Vaia finiscila Ninì!

– Sì Ciccio Marocchino.

– U Marucchinu? Nenti sai? Fefè!

Ninì e Fefè ululano strozzandosi con i guinzagli, la vecchiarda continua nonostante i canuzzi tra le caviglie gonfie:

– Cicciu pattìu… due giorni fa. È tornato a casa sua, in Marocco.

– Come in Marocco?

– Eccerto, dalla mammina… malanovammavìti bastaddi! – rivolgendosi alle bestie.

– Ma vero è? – la incalzo a distanza di sicurezza.

– Quantu vogghiu bbeni a Fefè, Ninì e Zazà! – indicando i tre rachitici quadrupedi adesso accucciati ai suoi piedi.

Zazà alza il muso, scondinzola, si gratta e riprende a leccarsi.

Basta Italia… basta Italia, basta ITALIA!

BASTArdo di un Marocchino, avevi promesso di salutarmi.

 

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Contributo graffico Humpty Dumpty [http://humptyblog.wordpress.com/]

LordA