Oscar Wilde ha sempre ragione!

Ringraziando tutti i partecipanti al
The LordA CONTEST (link)
di seguito il racconto e le tre illustrazioni vincenti
di
Claudio HOINK Antonuccio (link)
HOINK

 

Oscar Wilde ha sempre ragione!

 

Quel buontempone di Oscar sentenziò che “L’uomo non è se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità!”. Nonostante ciò, concordando in linea di principio con la suddetta affermazione, oggi tornerò alla prima persona che, salvo sporadici casi, non avevo più utilizzato dal 2010, anno di pubblicazione del mio romanzo PACE.

La verità, soltanto la verità, Vostro Onore… lo giuro!

I fatti si svolsero durante una domenica pomeriggio, il 5 giugno del 1983, una data che qualche attempato supporter giallorosso ricorderà bene, avendo quel giorno l’ACR Messina festeggiato in casa la promozione dalla serie C2 alla serie C1. Avevo dieci anni e la scuola era già un ricordo lontano, scioltosi nel primo caldo estivo. L’invasione delle meduse, le prime seghe, Mariagrazia Làvatela e Melo Fochitesta, le partite a sangue sulla spiaggia, il Bar Drogadero, le espadrillas giallo canario, il Fior di latte, le Edizioni dello Squalo, Baltimora e tante altre cose già narrate in PACE (confermo, Vostro Onore, confermo tutto!). Questa volta però siamo in città, a Messina, nel terrazzo vista Stretto di un grande attico del centro. Da pochi minuti sono passate le cinque del pomeriggio e assieme ad una decina di coetanei e due sole ragazzine si sta festeggiando qualcosa, un compleanno forse, ricordando la presenza di una tavola imbandita con i classici paninetti al burro, bottiglie colorate e porcherie varie. Il padrone di casa (il festeggiato? Non ricordo Vostro Onore!) ci tormenta invitandoci a ballare, ha registrato delle musicassette dalla radio, dimenticando di stoppare la registrazione prima che partisse il logorroico diggei di turno. Una voce impostata parla del nuovo “tormentone estivo”, credo si riferisse a Paris Latino o forse a Moonlight shadow di Mike Oldfield. Alcuni dancers si spingono tra di loro, le due amiche sorridono e si tengono per mano, i grandi sono in casa, noi fuori nel terrazzo, una vista bellissima, il mare di quell’azzurro stucchevole che solo una prima persona ti consente di citare. Qualcuno arresta la musica, le ragazzine dicono “nooo!” sempre tenendosi per mano, il padrone di casa si avvicina a me, rimasto defilato a fissare lo Stretto, mi afferra per un braccio e mi obbliga a partecipare alle danze. Parte subito I like Chopin di Gazebo. Osservo gli altri come fanno, questa non si balla spingendosi bensì muovendo le spalle e scalciando un Super Tele fantasma. Anche le due ragazzine ballano in quel modo, le gonne svolazzanti lasciano intravedere le gambe già abbronzate. Termina la canzone e dalla strada sento provenire uno strombazzare festante, qualcuno si affaccia, grida e saluta, io resto al centro del terrazzo, vicino a me la più alta delle due, ci guardiamo, lei mi guarda. Improvvisamente mi sento spingere alle spalle, finisco con il muso contro la ragazza che dice “ehi!”, rivolgendosi a Pietro, il padrone di casa che mi aveva spinto. Pietro ci invita a stare lì fermi, proprio al centro del terrazzo, si accoscia al mangianastri e inizia a manovrare sui tasti. I clacson sovrastano la musica, tutti i ragazzi sembrano impazziti, indicano questo e quello, saltellano, salutano e sputano giù in strada, si alzano alcuni “Messina! Messina! Messina!” e un timido “Reggio Merda!”. Irrompe una nuova musica, Pietro, stretto alla ragazzina più bassa, mi raggiunge e afferma che quello è un “lento” e va ballato abbracciati, “subito!”. La canzone è Vacanze romane dei Matia Bazar e vengo stretto dalla mia partner al suo petto, senza preavviso. Ha già delle piccole tette, le sento, e la scena è questa: io avvinghiato a questa sconosciuta, più alta e probabilmente più grande di me, immobili nell’imbarazzo, Pietro e l’altra che invece ci svolazzano intorno, abilissimi danzatori di lenti.

La canzone termina, i ragazzini che prima sputavano e urlavano “Messina! Messina! Messina!” hanno disegnato su dei cartoncini gialli una grande C1 rossa che, nonostante il loro entusiasmo, non si vedrà mai dalla strada; sto zitto per non fare il guastafeste. Pietro rimette Vacanze romane, si avvicina a me e alla mia lady che non mi molla un attimo e ci comunica orgoglioso che tutto il lato B è composto di quel pezzo. Antonella Ruggiero per minuti che sembrano secoli fracassa i timpani almeno quanto gli incitamenti dei neonati ultrà da attico, la mia tipa si muove, adesso sì che sento il suo corpo contro il mio, mentre con lo sguardo seguo Pietro che mi fa segno di stringermi a lei. Per farmi capire meglio, lui stesso afferra la sua partner e le affonda il viso nel collo, lei scuote i capelli e sorride, sento la parola “solletico” mentre Pietro riemerge da quella mossa e strizza l’occhio. Io sono più interessato a due teppistelli che scaraventano giù panini e tovaglioli, gridando convinti “Serieccì! Serieccì!”. Capisco qualcosa di calcio e promozioni, quella stagione un mio cugino mi aveva portato un paio di volte allo Stadio Celeste, ricordavo le scomodissime tavole di legno e due giocatori con lo stesso cognome, Mondello I e Mondello II. All’ennesimo gorgogliare della cantante, Pietro si avvicina e mi fa vedere dove tiene le sue mani, esattamente sulle chiappe della ragazzina che sta ballando con lui. Le muove con sicurezza sulla gonna a sbuffo ed entrambi ridono divertiti. Dopo un paio di giravolte, con un cenno della testa m’invita a fare la stessa cosa. Continuiamo a essere solo noi quattro a ballare, mentre dal terrazzo vola giù di tutto. A me non va di toccare il culo alla spilungona, da quando abbiamo iniziato a ballare non ci siamo rivolti una parola, non uno sguardo, non so nemmeno che faccia tiene. Distratto da quanto sta accadendo in curva (“Messina! Messina! Messina!”), mi sento afferrare la mano, è quel cazzone di Pietro. Senza staccarsi dalla sua compagna, si è avvicinato di soppiatto e mi ha portato con decisione la mano sul culo della mia.

Inizialmente oppongo resistenza, poi cedo e cazzo è morbidissimo, bello ciccioso… lo strizzo un po’, piano piano… poi più deciso, lei ci sta nemmeno fosse la Edwige, ma subito dopo tolgo di scatto la mano, come se avessi accarezzato un serpente che forse mi ha pure morso. Per la prima volta intercetto il suo sguardo, mi sorride, porcaccia della miseria ladra sorride proprio ‘sta scema! Pietro, da lontano e nuovamente con entrambe le mani sul culo della sua ragazza, mi sorride, forse anche la sua partner sta sorridendo, i ragazzini con i cartelli C1 stanno sorridendo, i tifosi sui tettucci delle auto dipinte di giallo e rosso, giù in strada, stanno sorridendo, Mondello I e Mondello II negli spogliatoi del Celeste stanno sorridendo, la Madonnina del porto sta sorridendo, i grandi rimasti in casa stanno sorridendo, specie se hanno visto quell’ultima scena con la mia mano protagonista. Approfitto dei pochi secondi di stacco tra la fine e il nuovo inizio di Vacanze Romane e mollo la ragazza, raggiungo gli ultras ed inizio anch’io ad urlare “Messina! Messina! Serieccì! Serieccì!”. Afferro un bicchiere di vetro e – dopo essermi assicurato dell’attenzione altrui – lo scaravento giù in strada seguendone la caduta in un coro di “ohooo!”. Ancora deve toccare l’asfalto che mi arriva un ceffone sul collo, forte e doloroso, mi giro ma so già che è mio padre, riconosco la mano: “Che sei cretino?”. L’imbarazzo è generale, si ferma anche la musica, le due ragazzine tornano vicine, si scambiano qualche parola all’orecchio, mi guardano, continuano a sorridere.

Era morbidissimo quel culetto, bello… il primo in assoluto, però mi ha morso, lo giuro Vostro Onore, non sono stato io, forse il veleno, ma cazzo lo giuro!… Vostro Onore, minchia mi ha morso!

 

 

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